Difficile cogliere nelle pagine che i quotidiani dedicano al Festival (almeno due a testata) un filo conduttore. O forse, se ce n’è uno, è quello che pone ancora una volta la musica come comprimaria di lusso - ma non è niente di particolarmente nuovo e scandaloso, ormai. Il pensiero è affermato con decisione da Maurizio Costanzo in persona, che si manifesta sulle colonne del "Messaggero" spiegando che «E’ sbagliato pensare che San Remo sia un festival. Al suo esordio, il festival lanciava canzoni e cantanti. Oggi non accade. (...) Per giorni leggeremo di Laetitia Casta, si incroceranno paragoni con la Campbell o la Schiffer e ai primi di marzo tutto tornerà nella norma». Cosa abbia determinato il cambiamento, Costanzo non lo dice. Ci prova Gino Castaldo su "La Repubblica": «La prima frase che ascolteremo dovrebbe essere: benvenuti al gioco del festival. Inteso come gioco, quello che inizia questa sera potrebbe essere il primo vero festival riuscito da qualche anno a questa parte. A furia di insistere, di tener testa imperterrito alla marea di critiche e lazzi che l'hanno accompagnato, è accaduto uno strano fenomeno: il festival non sembra più quella marziana costruzione spettacolare che atterrava dal pianeta del nulla e, dopo aver occupato abusivamente il territorio dello spettacolo, ritornava nel vuoto assoluto da cui era partita. Stasera apparirà meno sfarsesco del solito, i cantanti presenteranno canzoni non del tutto spregevoli, forse perfino la conduzione, potenza del gioco, sarà più adatta al tono della manifestazione. Anche i grandi cantanti hanno sciolto la loro secolare riserva e arriveranno a dare il suggello finale come superospiti. Ma cosa è successo per mutare così a fondo questa prospettiva? Basta guardarsi intorno. La musica è tornata a essere un universo dominato dai singoli brani, in tutto il mondo tira il vento della restaurazione melodica. In più l'Italia è diventata il paese dei quiz, delle gare tutti contro tutti, delle superlotterie. Giustificati dal sentimento generale i cantanti non provano più vergogna a mettersi in gara con le loro canzoni. (...) I cantanti, che hanno le antenne ben sviluppate, hanno capito prima di altri che l'Italia di oggi somiglia molto di più al festival di quanto non accadesse anni fa. Il festival ha solo aspettato che questo accadesse».
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